Quel millenovecento69

20 Feb

2019

Quel Millenovecento69 di Giuseppe Resta.
La bellezza degli anni ’60 in un romanzo tutto da scoprire.

  • Giovanna Ciracì

Gli anni ’60, come non ricordarli? Come non ricordare la contestazione giovanile, i caroselli in tv e il boom economico? L’Italia cambiava e il Salento anche. Più lentamente rispetto al Settentrione, ma anch’esso cambiava. Anni in cui la società era alle prese con quello che sarebbe stato l’inizio di un nuovo cambiamento, la gente si lasciava ormai alle spalle i problemi derivati della seconda guerra mondiale e pensava a voltare pagina. È in questo contesto che si sviluppa la storia de “Lu Luigi”, quindicenne alle prese con i primi innamoramenti e turbamenti sessuali, protagonista dell’ultima fatica letteraria di Giuseppe Resta, “Quel millenovecento69”, edito da I libri di Icaro. Un romanzo che ha subito destato molta curiosità sia nei lettori che nei critici letterari che lo hanno definito addirittura “un libro necessario per le nuove generazioni”. Questo libro ha tanti pregi. Il primo, quello di proporre un periodo storico davvero interessante, provocando un po’ di nostalgia in chi ha avuto la fortuna di viverlo e molta curiosità nei giovani che ne hanno solo sentito parlare nei libri scolastici. Il secondo, quello di proporre una storia, quella de “Lu Luigi”, fresca e piacevole, in cui magari ognuno può trovarci qualcosa di sé. Il terzo, quello di essere scritto davvero bene, con uno stile ironico, che fa sorridere pagina dopo pagina, senza lasciare però da parte le riflessioni. Sì, perché questo libro fa riflettere, e anche molto. Fa riflettere su come fosse più semplice la vita in quegli anni, di come i rapporti umani fossero più stabili, come certi valori avessero ancora un senso e di come ogni cosa avesse una propria importanza, di come i giovani fossero più educati al sacrificio, al rispetto e all’autonomia.


Il Salento, l’amore, l’amicizia e l’Italia che cambia
sullo sfondo di una storia di un adolescente alle prese con la sua crescita


Giuseppe Resta è abilissimo a farci tornare indietro nel tempo, dandoci la possibilità di riscoprire un Salento pieno di tradizioni e di bellezza. Un Salento in cui i ragazzi si ritrovavano a lavorare d’estate, guadagnandosi quei soldi necessari per comprarsi il motorino, dove spesso, come nel caso del nostro Luigi, sono costretti a vivere con la zia o con qualche altro parente prossimo che si prendeva cura di loro mentre i genitori emigravano al Nord o all’estero per lavorare. Un Salento dove per conoscere e avvicinare una ragazza bisognava aspettare che lei riuscisse ad avere il permesso di uscire dai genitori severi, dove per incontrarsi con gli amici non c’erano bisogno di accordarsi tramite cellulare, ci si incontrava allo stesso posto e alla stessa ora in maniera quasi casuale, ma che in realtà tanto casuale non era. Una terra “a sud del Sud”, dove l’estate le famiglie attendevano il ritorno dei loro parenti emigrati al Nord, i quali guardavano quasi con aria di sufficienza quelli rimasti al Sud, neanche fossero persone di rango inferiore. E poi, come qualche critico ha fatto notare, non c’è pagina di questo libro in cui non si parli delle pietanze semplici di una volta, oggi tornate quasi in voga nei ristoranti salentini.Tutto raccontato attraverso lo svolgersi di un’estate che segnerà l’adolescenza de Lu Luigi, quell’estate in cui ritroverà a lavorare per il suo professore, infatuandosi della bella moglie e in cui capirà di stare maturando.

Quest’anno ricorrono i 50 anni di quel 1969 che cambiò gli italiani, un anno che va ricordato per tanti motivi, e perché no, anche rivissuto attraverso le pagine di un buon libro come quello di Giuseppe Resta.

Infondere e raccontare le sensazioni della vita

“I libri di Icaro”

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